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Frasi degne di nota

L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.

Pier Paolo Pasolini Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962

La fede nella consapevolezza è libertà
La fede nei sentimenti è debolezza
La fede nel corpo è stupidità.

L'amore nella consapevolezza evoca lo stesso in risposta
L'amore nei sentimenti evoca l'opposto
L'amore nel corpo dipende soltanto dal tipo e dalla polarità.

La speranza nella consapevolezza è forza
La speranza nei sentimenti è schiavitù
La speranza nel corpo è malattia.

Gurdjieff

Domanda: Riguardo al recente terremoto [indonesiano] e tsunami, c'è un grosso vociferare su internet che questo non sia stato un fenomeno naturale. Alcuni dicono che potrebbe essere stato un meteorite; altri dicono che era una bomba atomica USA; altro dicono che è colpa dell'India e di Israele che giocano nelle faglie degli abissi marini. E poi si specula su un'arma EM (Elettro-Magnetica). I New Agers dicono che è l'inizio di un ultimo 'Cambiamento della Terra'. E allora cosa ha causato questo terremoto che si è verificato ad un anno meno un'ora dopo il terremoto in Iran (Bam)?

Risposta: Pressione sulla terra. Nessuno dei suggerimenti proferiti. Ma ricorda che il ciclo umano rispecchia il ciclo delle catastrofi e la consapevolezza umana di massa gioca un ruolo.

D: In che modo la consapevolezza di massa gioca un ruolo?

R: Quando quelli in possesso di centri superiori sono bloccati dalla loro piena manifestazione di energia creativa, questa energia deve andare da qualche parte. Se non potete creare "fuori" voi create "dentro".

D: In altre parole gli atti del consorzio STS (in Servizio A Sé stessi) che cercano di sopprimere, rubare, e controllare l'energia creativa da quelli in possesso dei centri superiori, possono diventare la causa della loro stessa distruzione perché questa energia è incontrollabile... ma si riversa anche sulla testa di chiunque altro.

None are more hopelessly enslaved than those who falsely believe they are free

Johann Wolfgang van Goethe (1749-1832)

"When you are the underdog in the fight, your weak position gives you the opportunity to fight on the side of beauty.

When you only have beauty to express yourself, to fight with, then you establish a feeling for beauty, for how you create from the ugly side of civilization."

Hany Abu Assad

 
mercoledì, 14 maggio 2008

In 15000 a Londra per la Palestina

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London protest calls for Free Palestine

Thousands marched through London, sixty years after the Palestinian Nakba, to demand an end to the siege on Gaza, an end to Israeli occupation, and for the right of return of refugees.

The demonstration, organised by the Palestine Solidarity Campaign, British Muslim Initiative and the Palestinian Forum in Britain, was supported by trade unions UNISON, Public and Commercial Services Union (PCS), Unite the Union, Communication Workers Union, GMB, TSSA, RMT, Fire Brigades Union, and the National Union of Miners, who joined organisations such as the Association of Palestinian Community UK, Amos Trust, Friends of Al Aqsa UK, Palestinian Return Centre, War on Want, Jewish Socialist Group, Pax Christi, Stop the War Coalition, Jews for Justice for Palestinians, Britain Palestine Twinning Network, ICAHDUK, Friends of Lebanon, Federation of Student Islamic Societies, and Midlands Palestinian Community Association.

Dr Mustafa Barghouti, elected Palestinian Legislative Council member, told the rally of the situation of Apartheid existing in Israel and the Occupied Palestinian Territories: "Israeli citizens make 30 times what Palestinians do, settlers take 48 times the water of Palestinians, Palestinians are denied entry to Jerusalem..." He said that the 'peace process' of Annapolis was an illusion: "Since then Israeli attacks have tripled and even more checkpoints have been set up." He stressed the importance of re-establishing Palestinian unity and accused western governments of hypocrisy, in undermining democracy in Palestine, but supporting an Apartheid state.


Postato da: dantem a 00:53 | link | commenti |
palestina, israele, londra, apartheid

domenica, 11 maggio 2008

60 anni


A 60 anni dalla Nakba. Le tappe della Catastrofe palestinese

link

1840

Prima proposta di colonizzazione ebraica. Lord Palmerston, primo ministro inglese suggerisce l'insediamento di ebrei in Palestina per "tener aperta la Porta d'Oriente alle truppe ed ai commerci inglesi".

1882

Comincia la prima ondata migratoria di ebrei in Palestina (circa 25.000 dalla Russia), favorita dagli inglesi, provocando i primi disordini con la popolazione araba.

1891

Petizione di notabili e protesta palestinese contro la vendita di terre agli ebrei e l'abuso dei coloni ebraici.

1896

Theodor Herzl, giornalista ungherese, in seguito all' "affare Dreyfuss"" (ufficiale ebreo francese condannato per alto tradimento senza alcuna prova), pubblica "Lo Stato ebraico", che segna l'atto di nascita del sionismo politico, del progetto e dell'organizzazione di un movimento per il ritorno degli ebrei in Palestina.

1897

Primo congresso sionista a Basilea (Svizzera), nel quale vengono prese numerose decisioni, prima di tutte quella di fondare "una sede nazionale ebraica" in Palestina.

1900 ca.

In Palestina vivono 50.000 ebrei e 600.000 arabi.

1901/3

Disordini a Tiberiade e a Jafa (Jaffa).

1905/6

In seguito al fallimento della rivoluzione russa del 1905, alcuni ebrei russi sbarcarono in Palestina.

1908

Viene fondato il giornale arabo "Al Karmal'" a carattere nazionalistico.

1914

Con lo scoppio del primo conflitto mondiale, l'Inghilterra promette l'indipendenza a tutti gli stati arabi che combatteranno l'impero ottomano.

1915

L'alto commissario britannico a II Cairo, Mac Mahon, promette allo sceriffo della Mecca, Hussein, uno stato arabo indipendente che comprenda la Palestina, in cambio della partecipazione araba allo sforzo bellico.

1916

Con gli accordi di Sykes-Picot, la Francia e la Gran Bretagna si spartiscono il Medio Oriente in zone di influenza, senza tenere in alcun conto le promesse britanniche allo sceriffo Hussein, in base al quale la Siria e il Libano diventano francesi, la Giordania e l'Irak inglesi; la Palestina dovrebbe avere uno status internazionale.

1917

2 novembre - Lord Balfour a nome di Sua Maestà Britannica invia a Lord Rothschild, per la federazione sionista, una lettera in cui si dichiara che la Gran Bretagna "vede con favore lo stabilirsi in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico...". Al momento della dichiarazione, la popolazione totale della Palestina è di 700.000 unità: 574.000 musulmani, 74.000 cristiani e 56.000 ebrei.

1917/18

Le truppe inglesi conquistano la Palestina.

1918/20

Esodo delle comunità ebraiche russe a seguito di violenze e devastazioni dovute la guerra civile che segue la rivoluzione russa. Come già in occasione dei pogrom del 1881 e del 1904 solo una piccola parte emigra in Palestina.

1919

Primo congresso palestinese a Gerusalemme.

1920

Conferenza di Sanremo: la Palestina diventa protettorato britannico. Manifestazioni e rivolte arabe contro il mandato britannico. Gli inglesi riconoscono come lingua ufficiale accanto ad inglese ed arabo l'ebraico, modernizzato da Eliezer Ben Yehudi. In Palestina gli arabi sono circa 800.000 e gli ebrei 80.000. Fondazione dell'organizzazione sionista militare Haganah (nucleo originario del futuro esercito israeliano).

1921

In seguito ai disordini arabi del maggio 1921, viene nominata la Commissione d'Inchiesta Haycraft nel tentativo di alleggerire l'atmosfera in Palestina. Nonostante, ritenga gli arabi responsabili dello scoppio della violenza, la commissione sostiene che la radice del problema è l'ansia araba causata dagli impegni pro-sionisti presi dalla diplomazia britannica. La commissione Haycraft fa parte di un processo che porta alla pubblicazione della Carta Bianca di Churchill.

1922

La Lega delle Nazioni ratifica il mandato alla Gran Bretagna per l'amministrazione della Palestina. Il mandato è un sistema creato dalla Lega delle Nazioni secondo il quale "i popoli non ancora in grado di auto governarsi" sarebbero amministrati da "nazioni più evolute". Col tempo queste nazioni, principalmente le Potenze Alleate, avrebbero trasferito l'autorità alla popolazione del luogo. Il trattato non parla della tutela della popolazione residente e la parola "arabo" non viene menzionata. Inizia l'immigrazione degli ebrei sionisti che vengono accolti con simpatia dalla popolazione residente. Londra promette agli ebrei una "casa nazionale" e agli arabi l'indipendenza.

1925

'Izz al-din Qassam, siriano stabilitosi in Palestina qualche anno prima, forma un'organizzazione di rivolta anti-sionista e anti-colonialista con cellule segrete.

1927

Gli ebrei che vivono in Palestina sono ora 150.000.

1928

Insurrezione di grande portata scatenata dai contadini palestinesi: gli inglesi rispondono con una terribile repressione che fa migliaia e migliaia di vittime. Insurrezioni si susseguiranno senza interruzione fino alla grande rivolta del 1936.

1929

Viene costituita l'Agenzia Ebraica al fine di favorire l'immigrazione e la formazione di colonie ebraiche in Palestina. Dal 1880 al 1929 gli ebrei immigrati in Palestina sono 120.000 su circa 4 milioni di ebrei fuggiti dall'Europa centro-orientale.

1935/36

Qassam inizia la lotta armata e viene ucciso dalle truppe inglesi a Jenin. Gli ebrei in Palestina sono ora 355.000. Rivolta palestinese contro l'occupazione britannica e la crescente immigrazione ebraica. Lo sciopero generale, durato sei mesi, si trasforma nell'estate del '36 in aperta ribellione armata. Al termine della rivolta, nel'39, le vittime palestinesi saranno 15.000.

1937

La commissione britannica presieduta da lord Peel propone la spartizione tra ebrei e arabi della Palestina, con:

- la creazione a nord-ovest di uno stato ebraico,
- una zona comprendente Gerusalemme e Jaffa sotto dominio britannico e
- il resto del paese riunito alla Transgiordania.

Il piano viene rifiutato dai Sionisti e dagli arabi. In seguito a una nuova sollevazione della popolazione araba, viene deportata la maggior parte dei suoi leader politici. Al momento gli ebrei sono il 28% della popolazione totale.

TERRORISMO EBRAICO-SIONISTA

Iniziano le azioni terroristiche dell'Irgun Zvai Leumi, corpo paramilitare della destra sionista, fondato dal filo-fascista Jabotinskij, contro palestinesi e britannici.

1939

Gli inglesi promettono la costituzione di uno stato arabo-ebraico; rifiuto risoluto da parte araba.

1939/45

In Europa inizia lo sterminio sistematico degli ebrei ad opera dei nazisti. L'Agenzia Ebraica organizza l'immigrazione clandestina in Palestina respingendo le limitazioni imposte dal "Libro Bianco" britannico del '39.

1944

Il gruppo terroristico ebraico "Stern", nato da una scissione dell'Irgun, uccide Lord Moyne, ministro britannico per il Medio Oriente.

1945

Gli ebrei residenti in Palestina raggiungono il numero di 608.000 (un numero undici volte superiore a quello del 1917), contro 1.200.000 arabi.

1946

L'Irgun fa saltare con la dinamite la segreteria generale dell'Alto commissariato britannico a Gerusalemme (Hotel King David), causando oltre novanta vittime.

1947

29 settembre - La Gran Bretagna rimette il proprio mandato sulla Palestina alle Nazioni Unite.

29 novembre - Le Nazioni Uniti approvano la risoluzione 181 (votano a favore URSS, USA e Francia, ma gli Stati arabi votano contro; la Gran Bretagna, la Cina ed altri si astengono), che prevede la divisione della Palestina in tre parti:

- uno stato ebraico sul 56% del territorio
- uno stato palestinese
- una zona internazionale che comprenda Gerusalemme e Betlemme.

Il confine tracciato viene definito "Linea Verde".

1948

La proclamazione dello stato d'Israele è prevista per il mese di maggio, ma i gruppi armati israeliani muovono una violenta offensiva contro la popolazione palestinese con l'obbiettivo di realizzarne l'espulsione dalle loro terre.

Nasce l'esercito di liberazione della Palestina, composto da cinquemila volontari tra cui anche iracheni ed egiziani.

9 aprile - A Deir Yassin, sulla strada di Gerusalemme, un commando dell'Irgun, diretto da Begin, uccide 254 persone, in buona parte bambini e vecchi.

11 maggio - I residenti palestinesi di Lydda sono deportati a Ramallah. È la marcia della morte, con numerose vittime. Le deportazioni di massa e l'esodo proseguono a catena.

14 maggio - David Ben Gurion proclama, a Tel Aviv, la nascita dello stato d'Israele, riconosciuto immediatamente da Stati Uniti, URSS ed altri paesi. Gli israeliani controllano, non più il 56%, bensì, il 77% del territorio.

Gerusalemme viene divisa tra Israele e Giordania: la Città Vecchia con la parte est passa sotto il controllo della Giordania, la parte occidentale e quella meridionale sono sotto Israele.

150.000 palestinesi continuano a vivere in Israele, praticamente senza diritti e sottoposti a regime militare.

Nasce anche l'esercito di Israele "Tsahal", chiamato Forza di Difesa d'Israele (IDF), che incorpora tutte le organizzazioni sioniste paramilitari.

La Lega araba (Siria, Iraq, Egitto e Giordania) invade il nuovo stato il giorno stesso della sua nascita, ma sarà sconfitta.

15 luglio - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ordina ad arabi e israeliani, il cessate il fuoco.

17 settembre - Viene ucciso, a Gerusalemme, il conte Folke Bernadotte, inviato delle Nazioni Unite per la trattativa di mediazione nel conflitto arabo-israeliano. Ventitre anni dopo, Baruch Nadel, che nel '48 era capo del controspionaggio del gruppo "Stern", ammette di aver organizzato quell'attentato, allo scopo di far fallire il tentativo di mediazione dell'ONU .

11 dicembre - Le Nazioni Unite votano la risoluzione 194 che chiede il ritorno a casa, o un indennizzo, per i quasi 800.000 palestinesi espulsi dalle loro terre.

1949

11 Maggio - Israele, grazie alla risoluzione 273, diventa membro delle Nazioni Unite.

8 dicembre - L'ONU costituisce l'Ufficio di Soccorso e di Lavoro delle Nazioni Unite per i profughi di Palestina (UNRWA) e decreta l'internazionalizzazione di Gerusalemme.
Nel corso dell'anno, vengono rasi al suolo 387, su 475, cittadine e villaggi palestinesi nel territorio israeliano. Un milione di palestinesi, costretti ad abbandonare le loro terre, si riversano a Gaza, in Cisgiordania e Libano, nei campi profughi. Gli ebrei, in Palestina, sono già un milione.

Postato da: dantem a 00:01 | link | commenti (1) |
palestina, israele, guerra, terroristi

venerdì, 09 maggio 2008

La Renault 4 dove fu trovato il corpo di Moro appartiene a un maceratese


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Filippo Bartoli tiene la Renault rossa in un'area di sua proprietà a Roma. Molte le richieste pervenute alla famiglia da parte di tv e case automobilistiche, ma per ora l'auto è intoccabile. "Nonostante i terribili ricordi, non voglio separarmene", racconta

Ancona, 8 maggio 2008 - Era di proprietà di un marchigiano, Filippo Bartoli,  la Renault 4 rossa dove il 9 maggio 1978, in via Caetani venne trovato il corpo di Aldo Moro, lo statista ucciso dalle Brigate Rosse.

Filippo Bartoli venne interrogato più volte e l'auto gli venne restituita solo dopo che risultò estraneo al rapimento e all'uccisione del presidente della Dc. In tutti questi anni nonostante gli amari ricordi, però, l'uomo non è mai riuscito a separarsene.

Oggi è custodita in un'area di sua proprietà a Roma, in via Casette Mistici, coperta da un telo tra una serie di altri rottami. A scoprirla, all'inizio del 2007, Giorgio Guidelli, giornalista del 'Resto del Carlino', che poi ha raccontato la sua avventura in un libro.

La Renault 4 rossa è ormai inservibile, dopo i minuziosi accertamenti a cui fu sottoposta da parte della polizia scientifica e degli artificieri, che l'avevano anche aperta con la fiamma ossidrica. Molte le tv che si occuparono della storia ed è proprio da un'immagine che anche la moglie e le figlie dell'imprenditore riconobbero l'auto, a causa di una caratteristica macchia di bitume. Bitume e sabbia erano i materiali trattati dall'azienda di Bartoli e tracce di sabbia furono rinvenute sul corpo dello statista ucciso.

Molte sono state le richieste alla famiglia Bartoli di esporre in pubblico l'automobile, ma loro si sono sempre rifiutati. L'imprenditore ha resistito anche alla proposta di Venanzo Rocchetti, ex sindaco di Serravalle di Chienti il paese del maceratese di cui la famiglia è originaria e dove ancora torna tutte le estati.

Respinte anche altre proposte venute dalla Renault e dai registi che si sono occupati del caso Moro, per film o fiction televisive. Nel libro di Guidelli, 'L'auto insabbiata, la bara di Moro ritrovata 30 anni dopo', lo stesso Valerio Morucci, intervistato dal giornalista, si dice favorevole all'idea di esporre la macchina in via Caetani a ricordo "del nostro errore".

In occasione del trentennale del rapimento e dell'uccisione dello statista, dell'automobile si occuperanno servizi giornalistici di Tv italiane straniere. Ma, al momento, la Renault rossa sembra destinata ancora a rimanere in quel cortile, a differenza, ad esempio, delle vetture utilizzate da Moro e dalla sua scorta al momento dell'agguato in via Fani, che ora sono finite in depositi giudiziari, o dell'A 112 bianca crivellata di colpi dove furono uccisi a Palermo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, ora custodita a Saluzzo.


link (Ansa)

Bartoli l'ha lasciata, coperta da un telone, tra altri rottami, in un'area di sua proprietà,a Roma, in via Casette Mistici, dove è stata "riscoperta" all'inizio del 2007. Giorgio Guidelli, un giornalista del "Resto del Carlino", ha poi scritto un libro sulla ricerca dell'automobile, che fu la prima bara di Moro. La R4 rossa è ormai inservibile, dopo i minuziosi accertamenti a cui fu sottoposta da parte della polizia scientifica e degli artificieri, che l'avevano anche aperta con la fiamma ossidrica. Ma, nonostante i terribili ricordi ad essa legati - spiega Bartoli - "non riesco a separarmene". La vettura fu riconosciuta subito nelle immagini Tv anche dalla moglie e dalle figlie dell'imprenditore, a causa di una caratteristica macchia di bitume.

L' auto insabbiata. La bara di Moro ritrovata trent'anni dopo

Postato da: dantem a 13:34 | link | commenti (1) |
moro

lunedì, 05 maggio 2008

Attacco alla libertà di parola su internet! #3

 

SdT: Ancora notizie dal caso 'strano' del momento. Accuse mai viste e un attacco alla libera informazione su internet contro di chi cerca con enormi sacrifici di cercare uno spiraglio di verità in mezzo ad un mare di mezze notizie.

Leggo sul forum:

"Sebbene non per scelta, sei arrivata a giocare un parte non solo nell'esercizio della libera espressione, ma nella difesa istituzionale del contesto online in via di sviluppo. La legge ha tempi lunghi prima di tenere il passo con il cambiamento, quindi questa è una cosa innovativa.

[...]Il legale di Pepin deve rispondere prima della fine di Maggio, è c'è un breve periodo di tempo prima che qualche decisione venga presa dal giudice, per come ho capito io. Verso Giugno dovremmo sapere qualcosa."


SOTT Moves to Dismiss Defamation Suit Under Anti-SLAPP Statute

da Sott. net ; PR News Channel

Portland, Oregon – Il Quantum Future Group, Inc (“QFG”), l'unico imputato che è stato notificato in una causa per diffamazione su Internet presentata dalla società di vendite del guru New-Age Eric Pepin, ha contestato con forza il merito della causa e ha chiesto a un giudice federale dell’Oregon di non procedere con l’accusa e spese legali.

Il caso riguarda la pubblicazione su di un forum ospitato da SOTT.net (Signs of the Times), un sito Internet dedicato a notizie e ad analisi in diversi settori, tra cui l'analisi e lo smascherameto di culti. Citando lo statuto anti-SLAPP (“Strategic Lawsuits Against Public Participation - Azioni legali strategiche contro la pubblica partecipazione” NdT), QFG sostiene che le dichiarazioni circa il Pepin e la sua compagnia, lo Higher Balance Institute, LLC (“HBI”) sono costituzionalmente tutelate. Visto che HBI non può dimostrare che probabilmente prevarrà, il QFG sostiene che il caso deve essere respinto prima che il QFG o altri imputati debbano spendere ingenti somme per difendersi.

“Senza eccezione”, si afferma nella mozione, “le dichiarazioni sono tutte espressione di opinioni costituzionalmente tutelate, piuttosto che verificabili affermazioni di fatto. HBI non può soddisfare l'onere di provare, con chiara e convincente prova, che le dichiarazioni sono false, e tanto meno che gli imputati sapessero essere false o avessero seri dubbi circa la loro veridicità”.

Le dichiarazioni citate nella denuncia del QFG interrogano sulle tecniche di meditazione di Pepin e commentano sul processo contro Pepin avvenuto nel 2007 in cui si parlava di accuse sessuali multiple che coinvolgevano un accolito 17enne di sesso maschile. Le dichiarazioni in questione includono un commento datato 7 novembre 2007 il quale [recita] “Sta veramente cominciando ad apparire come se questo Eric Pepin e il suo Higher Balance Institute possa essere semplicemente COINTELPRO e un fronte per la pedofilia” e un [altro] commento datato 4 novembre 2007 di un anonimo che scrive che qualcosa di “fishy – sospetto (NdT)” stava accadendo [all’interno dello] HBI.

La mozione del QFG dichiara che i messaggi sul forum sono opinioni su fatti pubblicati su di una fonte principale di notizie e sono costituzionalmente tutelati. La mozione sostiene inoltre che il gestore di un forum Internet non può essere responsabile per i messaggi pubblicati da terzi ai sensi del Communications Decency Act - Atto sulla Decenza delle Comunicazioni (NdT) del 1996 (“CDA”) e domanda alla giurisdizione dell’Oregon sul QFG, una corporazione senza scopo di lucro della California la cui principale sede di attività è [localizzata] in Francia.

“Queste sono esattamente il tipo di dichiarazioni che il Primo Emendamento e recenti statuti proteggono come libertà di parola”, ha detto l’avvocato del QFG Stephen Kaus, che ha preparato le carte [della difesa] con i suoi colleghi Walter Hansell e Merrit Jones. “Le persone hanno il diritto di credere in un guru come Pepin e acquistare i suoi libri e corsi per centinaia di dollari o più, ma le persone hanno anche il diritto di esprimere il proprio punto di vista, che le tecniche di telepatia e lo sviluppo di un sesto occhio promosso dal Pepin siano [cose] prive di senso”.

Gran parte della controversia riguarda il processo al Pepin con l'accusa di abusi sessuali a danno di un minore. Pepin è stato assolto in un tribunale di prova perché il giudice non ritenne le accuse dimostrate al di là di ogni ragionevole dubbio. Secondo l'articolo [pubblicato] sull’Oregonian, il giudice Steven L. Price del Washington County Circuit Court ha dichiarato, “ ‘[E’] probabile che il presunto comportamento in fin dei conti si sia verificato,’ ma non è stato convinto al di là di ogni ragionevole dubbio” e “appellò il leader di una società di vendita metafisica via Internet come un manipolatore e [di profilo] dominante e la sua testimonianza non credibile, anche se fosse stato assolto al momento da accuse che egli ha avuto sesso con un ragazzo minorenne”.

SOTT.NET manifesta [la volontà] di sottolineare che essere trovato “non colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio” non è la stessa cosa di essere trovati “innocente di fronte a tutte le accuse”.

Oneri sessuale a parte, il tema nel forum SOTT.NET su Pepin e HBI è stato il sito di un vivace dibattito sulla questione se egli sia uno sfruttatore, da quando un visitatore ha pubblicato un’inchiesta su di loro nel 2006. Svariati ammiratori devoti del Pepin hanno postato [sul forum] ferventi lodi, mentre altri lo hanno denunciato come un leader di culto con mire di potere che trae vantaggio da ingenui seguaci.

SOTT.NET sostiene che sia del pubblico il diritto di esaminare le richieste di qualsiasi azienda che vende un prodotto o un servizio al pubblico in modo da formare un proprio parere laddove questo sia “olio di serpente” venduto da truffatori o meno e che tali pareri possono essere resi pubblici per la sicurezza dei consumatori.

In un precedente comunicato stampa, l'avvocato Walter Hansell ha osservato: “La querela dello HBI è un attacco frontale alla libertà di parola, nonché al libero flusso globale di informazioni e di opinioni su Internet. Si tratta di un attacco deliberato a un sincero scambio di opinioni tra persone che condividono interessi comuni”.

Guarda [QUI]

A seguito della presentazione delle proposte per annullare la controversia in data 25 aprile, Walter Hansell di Cooper, White & Cooper, ha dichiarato: “L'intento di questa causa da parte dello HBI è di soffocare la libertà di parola, ma per fortuna lo statuto anti-SLAPP ci consente di bloccare la questione al suo nascere prima i costi sfuggano di mano”.

A proposito di Signs of the Times:
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censura, libertà, controllo, eric pepin

mercoledì, 30 aprile 2008

LA VERA CRISI E' LA FAME NEL MONDO

DI GEORGE MONBIOT
The Guardian


Si sta verificando una crisi alimentare. I carburanti biologici sono un crimine contro l’umanità, ma – se guardiamo la cosa con gli occhi dei carnivori – mangiare carne è anche peggio.

Non preoccupatevi della crisi monetaria mondiale. Concentratevi per un momento su una questione più urgente: la grande crisi alimentare che sta dilagando molto più velocemente di quella finanziaria. Probabilmente avrete visto le stime attuali: il prezzo del riso è cresciuto di tre quarti rispetto allo scorso anno, quello del grano è aumentato del 130 per cento. Ben 37 Paesi vivono una grave crisi alimentare. Cento milioni di persone, secondo la Banca Mondiale, potrebbero scivolare nella povertà a causa dei prezzi alti. Ma scommetto che vi siete persi le statistiche più significative. Lo scorso anno il raccolto del grano ha superato ogni record con 2.1 miliardi di tonnellate – battendo del 5% quello dell’anno precedente. La crisi, in altre parole, è iniziata prima che i rifornimenti mondiali di cibo fossero colpiti dai cambiamenti climatici. Se la fame può già dilagare ora, che cosa accadrà se i raccolti dovessero ancora calare?

C’è abbondanza di cibo. Ma il fatto è che non raggiunge gli stomaci delle persone. Secondo la stima fatta dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura) dei circa 2,13 miliardi di tonnellate che dovrebbero essere consumate quest’anno, soltanto 1,01 miliardi di tonnellate verranno mangiate dalla gente.

Sono fortemente tentato di scrivere un altro articolo sui carburanti biologici. Da stamattina tutti i distributori di carburante del Regno Unito saranno obbligati a mischiare il carburante con etanolo o con il biodiesel provenienti dai raccolti. La Banca Mondiale ha reso noto che “il grano necessario per riempire il serbatoio di un SUV (sports utility vehicle) con etanolo…..potrebbe nutrire una persona per un anno”. Quest’anno le riserve mondiali di cereali diminuiranno di circa 53 milioni di tonnellate; questo vi dà un’idea approssimativa della dimensione della crisi alimentare mondiale. La produzione di carburanti biologici consumerà circa 100 milioni di tonnellate di cereali, ciò fa capire come tutto ciò sia direttamente responsabile della crisi in atto. Ieri, su queste pagine, Ruth Kelly, ministro dei trasporti, ha promesso: “…..se sarà necessario fare degli emendamenti a questa legge alla luce di nuovi segnali, lo faremo” Quali nuovi segnali vorrebbe? Nel bel mezzo di una crisi mondiale umanitaria, siamo obbligati per legge ad usare il cibo come carburante. Questo è un crimine contro l’umanità cui ogni automobilista di questo Paese è costretto a partecipare.
[continua...]

Titolo originale: "Credit crunch? The real crisis is global hunger. And if you care, eat less meat"
Fonte: http://www.monbiot.com
Link  15.04.2008
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PAOLA BOZZINI 

Postato da: dantem a 01:28 | link | commenti (2) |
economia, controllo, crisi alimentare

martedì, 29 aprile 2008

GAZA VIVRA’

Campagna per la fine di un embargo genocida

 

 info@gazavive.com

www.gazavive.com

 

 

questo bollettino contiene:

1. GAZA VIVRA’ – E’ iniziato il tour italiano della delegazione del Popular Committee Against Siege di Gaza

2. LA PAROLA A GAZA – Il 10 maggio assemblea a Torino 

 

*************************

 

GAZA VIVRA’

Tour italiano di una delegazione del Popular Committee Against Siege di Gaza

 

E’ iniziato oggi, da Perugia, il tour italiano della delegazione del Comitato popolare contro l’assedio di Gaza.

Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato, e Sameh Habeeb, coordinatore dello stesso, sono arrivati questa mattina a Roma dopo aver superato le ultime estenuanti difficoltà per poter uscire dalla Striscia di Gaza.

Alla fine la tenacia è stata premiata. E si tratta di un risultato politico davvero importante, che ci consentirà di parlare della situazione di Gaza in numerose città italiane, proprio mentre la politica sterminista portata avanti da Israele colpisce quotidianamente in ogni luogo della Striscia.

Un’occasione resa ancora più significativa dai gravi fatti avvenuti la settimana scorsa all’Onu, quando proprio l’ambasciatore italiano, Spatafora, ha tolto la parola al rappresentante libico che denunciava la gravità della situazione a Gaza, giustamente paragonata ad un campo di concentramento nazista.

Dobbiamo prendere atto che non solo l’ONU è asservita allo strapotere americano, ma che all’ONU impera apertamente il pensiero unico che nega il diritto di parola se questo viene esercitato per dire una parola di verità.

 

Una ragione di più per ascoltare la voce di Gaza, per conoscere la situazione direttamente da chi la vive sulla propria pelle, per rinnovare la solidarietà politica ed umana a chi resiste in questo luogo dove si consuma da mesi l’oppressione più grande, l’ingiustizia più manifesta.

 

Il tour toccherà una ventina di città. Ad oggi il calendario è definito solo fino a martedì 13 maggio.

Comunicheremo il calendario completo nei prossimi giorni.

 

Calendario degli incontri (prima parte):

 

- Martedì 29 aprile – ore 17 -  PERUGIA, Sala dei Notari, piazza IV novembre

 

- Mercoledì 30 aprile – ore 16 -  SPOLETO, Sala dei Duchi, Palazzo comunale

 

- Giovedì 1 maggio – ore 16 -  POGGIBONSI (SI), Loc. Montemorli, all’interno della Festa Comunista dei Lavoratori

 

- Venerdì 2 maggio – ore 21 – GALLICANO (LU), Sala Guazzelli

 

- Sabato 3 maggio – ore 14 – GENOVA, Palestra Mandracci, Porto Antico

 

- Domenica 4 maggio – ore 15 -  VICENZA, Palalago di Marola

 

- Martedì 6 maggio – ore 21 -  FIRENZE, Sala Est-Ovest della Provincia, via dé Ginori 12

 

- Mercoledì 7 maggio – ore 21 -  REGGIO EMILIA, Sala da confermare

 

- Giovedì 8 maggio – ore 21 – BOLOGNA, Circolo Iqbal Masih

 

- Venerdì 9 maggio – ore 13 – MILANO, Incontro con la Comunità Islamica

 

- Sabato 10 maggio – ore 10 – TORINO, Centro Italo Arabo Dar al Hikma, via Fiocchetto 15

 

- Lunedì 12 maggio – ore 21 – MILANO, Teatro Verdi

 

- Martedì 13 maggio – ore 21 – CASALE MONFERRATO (AL), Salone Anffas, via Leardi 8

  

*************************

 

LA PAROLA A GAZA

Torino, sabato 10 maggio

 

- Per ascoltare la voce di chi vive quotidianamente l’oppressione

- Per conoscere la situazione nella Striscia, vero lager del XXI secolo

- Per capire le ragioni della resistenza palestinese

- Per condannare il golpe attuato contro i legittimi vincitori delle elezioni del gennaio 2006

- Per continuare la lotta contro l’embargo genocida

 

Per tutti questi motivi, per ricordare il 60° anniversario della Nabka, per protestare contro la Fiera Internazionale del Libro dedicata ad Israele ci ritroveremo a Torino sabato 10 maggio.

Aderiamo a tutte le iniziative di protesta contro la Fiera del Libro, ma vogliamo mettere la situazione di Gaza al centro della mobilitazione.

L’embargo, il lento genocidio che si sta consumando, è infatti il più grande atto di accusa sia nei confronti dello stato sionista che di chi in Italia sottolinea ogni giorno il proprio integrale sostegno ai criminali israeliani.

Chi ha voluto dedicare ad Israele la Fiera ha compiuto una chiara operazione politica ed ideologica. Rovesciamogliela contro partendo dalla denuncia dei crimini che questo stato sta compiendo.

Iniziamo a rispondere da Torino – città gemellata con Gaza – ad una politica sorda verso gli oppressi e servile con gli oppressori.

 

TORINO

Sabato 10 maggio – ore 10-14

Centro Italo Arabo Dar al Hikma

Via Fiocchetto 15

(zona Porta Palazzo)

 

ASSEMBLEA - MANIFESTAZIONE

 

Interverranno:

Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato contro l’assedio di Gaza

Giulietto Chiesa, giornalista e parlamentare europeo

Gianni Vattimo, filosofo

 

Presiedono Leonardo Mazzei e Angela Lano

 

Interverranno inoltre:

Ugo Giannangeli – Gaza Vivrà

Mohammad Hannoun – ABSPP (Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese)

Alberto Tradardi – ISM Italia (International Solidarity Movement – Italia)

Maria Grazia Ardizzone – Campo Antimperialista

Un rappresentante della Comunità Islamica

Vainer Burani – Giuristi Democratici

 

Nel corso dell’assemblea è previsto un collegamento con Gaza, con l’intervento di un esponente del governo palestinese.

 

Promuovono:

Comitato Gaza Vivrà

Abspp – Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese

 

29 aprile 2008

Postato da: dantem a 22:35 | link | commenti (2) |
palestina, israele, guerra, apartheid, islamofobia, gaza, antisemita

venerdì, 18 aprile 2008

Naufragio finale

di Miguel Martinez

La partita elettorale, il cui fascino viene costruito sul nulla da tutti i piccoli tecnici del dominio che accendono gli animi con i loro sondaggi, è finita.

Noto subito due cose.

Veltroni ha cercato di dire più o meno le stesse cose di Berlusconi, ma con un tono più vacuo, e questo non è piaciuto.

Le cose alla Berlusconi bisogna saperle dire alla Berlusconi, altrimenti non funzionano.

Immense masse di persone sono arrabbiate e impaurite: non sono mai state così disaffezionate forse dallo stato di cose, ma questo moto del tutto irrazionale le ha portate a votare per quasi il 95% per due coalizioni che facevano a gara a dirsi moderate: cioè di non avere alcuna intenzione di reagire contro la deriva planetaria del capitalismo assoluto.

Tutta questa rabbia non approda da nessuna parte: la prima promessa di Berlusconi è stata di abolire l'ICI. Cioè una tassa che sfiora appena i tanti piccoli proprietari, e che comunque permette di mantenere gli asili nido e le strade su cui la gente cammina. Appena chiuderanno gli asili e si apriranno le buche, la rabbia aumenterà ancora...

Il secondo punto è la fine della sinistra identitaria in Italia, che viene ampiamente superata, non dalla destra, ma dall'estrema destra.

Alla Camera, Sinistra Arcobaleno, Sinistra Critica e PCL si sono presentati, a ragione o a torto, come gli eredi di tutta la tradizione del movimento dei lavoratori, del partito comunista e di tutto ciò che vi ha girato attorno per tutto il Novecento.

Insieme hanno preso il 4,2 percento dei voti.

Dall'altra parte, ci sono partiti molto diversi, ma che hanno in comune alcuni elementi. Sono movimenti che si basano sulla militanza, che non hanno alle spalle poteri forti, che parlano in modo semplice e diretto, in particolare contro immigrati e musulmani.

Bene, La Destra, la Lega e Forza Nuova, insieme, hanno preso l'11,4% dei voti.

Insomma, in Italia, per ogni estremista di sinistra ce ne sono tre di destra.

Viene da ridere a pensare alla storica pretesa della sinistra di possedere le chiavi del cielo e della terra: il famoso potere di sdoganamento. Voglio vedere chi può sdoganare chi oggi...

Chiaramente le cose non sono così semplici - molti di sinistra avranno votato per Veltroni (però anche tanti di estrema destra avranno votato per Berlusconi); e comunque il grado di impegno dei due elettorati è in media diverso.

Però c'è da pensarci.

Bertinotti da anni pontifica brillantemente in televisione. E Calderoli per anni ha fatto le sue rumorose sparate.

Nella piccola nicchia del ceto intellettuale subalterno - il cuore identitario della sinistra - il primo sembrava intelligente, il secondo cretino.

Si rideva di Calderoli, ci si indignava o ci si lamentava della figura davanti all'Europa. Io ho sempre criticato questo atteggiamento della sinistra: una critica inutile, perché nulla unisce di più un gruppo, che ridere dietro a un presunto cretino.

Bene, la statistica ci dice che ogni volta che Bertinotti apriva bocca, ha perso voti; e ogni volta che lo ha fatto Calderoli, li ha guadagnati. Il presunto cretino si è dimostrato di gran lunga il più intelligente dei due.

La sinistra è da oggi morta in Italia. Non è mica una cosa di cui andare allegri, ma è un dato di fatto.

Non rappresenta "le lotte", "i giovani", "le donne", "i lavoratori" e nemmeno "i pensionati". Non rappresenta altro che se stessa, cioè un'area di persone in lenta via di estinzione, che commemora i bei vecchi tempi.

Non è colpa di nessuno.

Un enorme movimento di persone, con un complesso sistema di legami, nato per affrontare i problemi del Novecento, si affaccia su di un'era del tutto diversa. Nel Grande Flusso che tutto travolge, perde ogni orientamento.

La maggior parte delle persone coinvolte finiscono semplicemente per squagliarsi e lasciarsi assorbire.

Piccole minoranze, addirittura individui soli, che non hanno intenzione di lasciarsi assorbire, si distaccano e cercano di creare realtà di opposizione del tutto nuove.

Ma la gran parte di coloro che non si sono fatti assorbire rimane aggrappata alla barca, che non può cambiare direzione perché ha dietro di sé una potente inerzia storica.

E tra rimpianti, ripetizioni di parole rituali, ricerca di purezza e reciproche recriminazioni, tutta la barca va giù.

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politica, comunismo, destra, berlusconi, controllo, colasanti destra e sinistra

domenica, 13 aprile 2008

ELEZIONI: NEL NAPOLETANO IMPRENDITORE MANGIA LA SCHEDA

Un imprenditore ha mangiato la scheda elettorale per protesta. Il fatto e' accaduto in un seggio di Sorrento. L'uomo ha fatto tanti piccoli pezzetti e li ha ingoiati dichiarando che il suo gesto era di protesta per l'attuale legge elettorale. C.d.E., 41 anni, imprenditore che produce limoncello, e' giunto dopo le 13 presso il seggio dell'Istituto Veneto, nell'omonima via di Sorrento, e, dopo che il presidente di seggio gli ha consegnato la scheda rosa, con calma l'ha strappata e l'ha mangiata. I poliziotti presenti hanno avvisato il commissariato e l'uomo e' stato denunciato in stato di liberta' ai sensi dell'art.100 della legge elettorale-Dpr 361 del 1957.

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politica, elezioni, 11 settembre, 9-11

martedì, 25 marzo 2008

Se fossimo tibetani

www.antiimperialista.org

Sunday, 23 March 2008 Come opporsi al rinascente Impero Han senza diventare servi di quello americano? A causa dell’aggressione angloamericana il popolo iracheno, in cinque anni, ha subito più di un milione di vittime. Un’ecatombe, anzi un vero e proprio genocidio. Davanti a questa carneficina in corso d’opera i mezzi di informazione tacciono, tendono anzi ad avvalorare la balla che la sitazione è in via di normalizzazione. Da parte loro i politicanti di tutti gli schieramenti, nessuno escluso, affaccendati ad accalappiare voti di patrizi e plebei in questa squallida campagna elettorale, si guardano bene dal dire qualche parola o dall’esprimere una pur velata indignazione. Si sono alzati invece come un sol uomo davanti alla repressione cinese della rivolta in Tibet. Quanti arresti? Meno di quelli compiuti dal governo Berlusconi a Genova. Quanti morti? Poco più di un milionesimo di quelli iracheni. Ma il Tibet non è l’Iraq e il lamaismo tibetano è ben lontano dall’islamismo.

In quest’olimpiade di ipocrisia centinaia di parlamentari, in un vero e proprio «blocco delle larghe intese», si son ritrovati a Campo de Fiori, in Roma, per esprimere la loro solidarietà, più che ai rivoltosi tibetani, ai monaci buddisti e al Dalai Lama —che in Tibet non ha alcun seguito di massa e ciò è confermato dal fatto che i giovani in rivolta non hanno affatto inneggiato al suo ritorno. Ironia della storia, l’happening romano si è svolto ai piedi della statuta che ricorda il sacrificio di Giordano Bruno, uno che monaci con la tunica di altro colore misero al rogo a causa delle sue idee. Come se non bastasse il Parlamento è stato urgentemente riaperto per esprimere esecrazione. Un successo senza precedenti della lobby anti-cinese, resa possibile da quel parvenu in caschemire che presiede la Camera dei Deputati, all’anagrafe Fausto Bertinotti. Una lobby buddhista per modo di dire e americanista nella sostanza, una lobby che vorrebbe spingere l’Occidente su una posizione di più aggressivo contenimento del Dragone.

La dichiarazione di Bush per cui non avoca l’indipendenza del Tibet e che andrà alle imminenti Olimpiadi di Pechino sono un bel ceffone per il variopinto fronte filo-dalai. La decisione di Washington di non fare troppo casino indica che per un’America alle prese con una fortissima crisi economica gli affari e la montagna di soldi cinesi che affluiscono nelle casse yankee sono per ora molto più importanti dei diritti dei tibetani.
Sarebbe tuttavia un errore scambiare la tattica per la strategia. L’establishment statunitense considera infatti la Cina capitalista un incipiente nemico strategico, un nemico la cui espansione deve essere contenuta, se necessario anche perseguendo una politica di destabilizzazione interna. A questo disegno risponde la decisione di fare del Tibet una seconda Taiwan. Il 28 ottobre 2001 il Congresso degli Stati Uniti, proprio mentre invadeva l’Afghanistan e si preparava a fare altrettanto con l’Iraq, con un bipartizan Foreign Authorization Act, approvava la risoluzione in cui riconosceva «il Tibet, comprese quelle aree incorporate nelle province cinesi di Sichuan, Yunnan, Gansu e Qinghai, [ovvero il «grande Tibet»] un paese occupato secondo i principi stabiliti della legge internazionale». La risoluzione stabliva inoltre che il Dalai Lama e il suo Governo tibetano in esilio, erano gli autentici rappresentanti del Tibet.

Questa decisione non cadde dal cielo, era al contrario il risultato di una geopolitica di lungo periodo, una geopolitica che non tollera concorrenti nel controllo del Pacifico e dell’Asia e di cui la vicenda tibetana è solo un tassello, un pretesto, un casus belli da tirar fuori alla bisogna. Gli Stati Uniti mai digerirono il crollo della teocrazia buddo-lamaista negli anni ‘50 e l’avanzata della rivoluzione popolare cinese. Che quella rivoluzione abbia portato ad una progressiva annessione non può far dimenticare cosa fosse il Tibet fino agli anni ‘50: nessun regime al mondo era più crudelmente teocratico e schiavista di quello del Dalai Lama e dei 180 Hutuktu. Sin dai primi anni ‘50 la CIA si occupò di sostenere direttamente la rivolta lamaista e fino al 1969, sempre la CIA, finanziava la guerriglia e addestrava gli anticomunisti tibetani nel campo di Hale in Colorado. La stessa fuga del Dalai Lama nel 1959 in India fu direttamente organizzata dai servizi segreti americani. Questo appoggio cessò nell’epoca Kissinger, quando gli USA decisero di agganciare la Cina in funzione antisovietica.

L’ostilità strategica imperialistica verso la Cina, che denunciamo come foriera di una nuova guerra mondiale, non può tuttavia spingerci, né a stabilire l’equipollenza tra il Tibet e Taiwan; né a farci dimenticare che la Cina di oggi è figlia di una colossale controrivoluzione sociale. Riguardo alla questione nazionale va poi ricordato che Cina non solo esitono una cinquantina di minoranze nazionali, va detto che c’è un’effettivo predominio degli Han (come a Taiwan, dove i nativi sono stati genocidiati), predominio che si manifesta in tutte le sfere sociali e che è diventato assoluto negli ultimi decenni di restaurazione capitalista, restaurazione che ha incoraggiato a dismisura la spinta colonizzatrice Han in quasi tutte le Provincie autonome (la Costituzione del 1982, quella che legittima la proprietà privata capitalistica, pur assegnando formalmente una vasta autonomia alle provincie autonome, non riconosce in alcuna maniera il diritto all’autodeterminazione).

Non ci passa per la testa di avocare lo smembramento della Cina in piccoli staterelli (come fece il vecchio colonialismo europeo e come forse sperano accada in futuro i tecnici del dominio imperialista occidentale). Ma neanche possiamo tacere le sofferenze che alcuni popoli subiscono a causa dell’oppressione razzista degli Han, primo fra tutti il popolo uyguro del Xinijang. Se ieri gli Han pretendevano di portare il socialismo e di strappare questi popoli al «feudalesimo», oggi essi cercano di strapparli ad un’economia agraria che per quanto arretrata è ancora collettivista, ed esportano un capitalismo selvaggio e sfruttatore.

Se fossimo tibetani avremmo probabilmente partecipato alla rivolta. Saremmo stati al fianco del nostro popolo, a rivendicare il diritto di essere padroni in casa nostra. Ci saremmo scagliati, assieme ai tanti giovani esausti della colonizzazione cinese, contro i simboli dello strapotere Han, ovvero i templi del potere e quelli del denaro. Non avremmo tuttavia inneggiato al Dalai Lama, avremmo anzi denunciato i «democratici » occidentali che tuonano lampi e fulimini contro i regimi teocratici islamisti, ma in Tibet vorrebbero restaurare la dittatura teocratica lamaista. Solo stando a fianco di chi combatte contro l’ingiustizia si può sperare che la lotta non sia strumentalizzata dalle diverse forze politiche reazionarie dell’opposizione tibetana, che usano la bandiera dell’indipendenza per salire al potere e fare gli affari al posto degli Han. Stare alla finestra, fare gli indifferentisti, non è nella nostra indole.
V’è chi ci criticherà, sostenendo che non c’è alcun posto tra l’imperialismo euro-atlantico e il neoimperialismo sino-russo. Esso ha perduto ogni speranza nei movimenti di emancipazione dei popoli. Noi no.

SdT: sembra che non debbano esistano elites vittime al 100% su questo pianeta, a volte può essere un gioco di ricatti politici e la praticamente totale assenza di notizie di prima mano provenienti da quella sfortunata regione ha di certo un ruolo in tutto questo (una diffusa ingoranza generale - la mia compresa! - di quali siano in realtà gli interessi in gioco in Tibet) ... e infatti molto altro bolle in pentola, da decenni:


Tibet, the 'great game' and the CIA

[...]Richard M Bennett, intelligence and security consultant, AFI Research.
Indeed, with the CIA's deep involvement with the Free Tibet Movement and its funding of the suspiciously well-informed Radio Free Asia, it would seem somewhat unlikely that any revolt could have been planned or occurred without the prior knowledge, and even perhaps the agreement, of the National Clandestine Service (formerly known as the Directorate of Operations) at CIA headquarters in Langley.

Postato da: dantem a 17:54 | link |